Arte e architettura

Medioevo Adriatico. Ricerche delle Società Internazionale per lo Studio dell'Adriatico nell'Età Medievale (Sisaem) (2012). Vol. 4

Medioevo Adriatico. Ricerche delle Società Internazionale per lo Studio dell'Adriatico nell'Età Medievale (Sisaem) (2012). Vol. 4

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Codice: 106682727945606

Editore: Drengo

Categoria: Archeologia

Ean13: 9788888812427

A cura di Fidanzia R., Gambella A. Pomezia, 2013; br., pp. 276, ill. b/n e col., cm 15x21. (Medioevo Adriatico. 0004. 2012).

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2 prodotti disponibili

  • Soggetti: Oreficeria (Argento, Gemme, Gioielli, Oro), Saggi (Arte o Architettura), Saggi e Studi sull'antichità
  • Dimensioni: 15x21 cm
  • Spessore: 19 cm
  • Peso: 1 Kg

La collana di studi della SISAEM "Medioevo Adriatico" nasce nel 2007 con l'intento di fornire contributi scientifici internazionali al fine di incrementare e sostenere la ricerca e la divulgazione storica utili allo studio dei luoghi di questo braccio di Mediterraneo, che è stato per secoli il ponte di collegamento tra Occidente ed Oriente. Recuperare la memoria storica -e filosofica, letteraria, politica, artistica, sociale- dell'Adriatico significa recuperare la memoria dell'Italia e dell'Europa, quello spirito che ne costituisce le fondamenta culturali, da cui essa non può prescindere. Il quarto volume, fedelmente agli intenti della collana, raccoglie i lavori di studiosi italiani e di altri paesi, contribuendo ad ampliare l'orizzonte di studio e di analisi del Medioevo Adriatico. Nel dettaglio, il contributo di Massimo Bidotti si pone in continuità con il saggio Un santo tra Oriente e Occidente. Atanasio e gli albanesi di Calabria, pubblicato nel terzo volume della Collana ed è volto a colmare l'assenza di studi sul culto di Atanasio. L'autore analizza un affaire complesso e affascinante, quello delle tradizioni sulla translatio del corpo del santo, soffermandosi sul ruolo svolto da Venezia nella vicenda. I testi sulle reliquie di Atanasio sono numerosi e divergenti, e differenti luoghi si contendono il culto dei suoi resti. Se per la tradizione orientale le reliquie del santo furono traslate da Alessandria a Costantinopoli, al tempo del patriarca San Germano (715- 730), la tradizione occidentale è piena di notizie discordanti. Una prima testimonianza risale all'Anonimo di Gaeta secondo cui Pietro da Capua, ritornato da Bisanzio, portò con sé le reliquie di Atanasio lasciandole al monastero di Montecassino. Per i moderni Baronio e Ughelli il corpo di Atanasio sarebbe stato direttamente traslato da Costantinopoli alla chiesa di San Zaccaria a Venezia. Mentre per Paperbroch il corpo si trovava a Venezia ma nella chiesa del monastero femminile benedettino di Santa Croce alla Giudecca. In questo monastero si conservavano due manoscritti, contenenti la storia dell'invenzione delle reliquie a Costantinopoli e della loro traslazione a Venezia. Il ritrovamento dei resti di Atanasio sarebbe avvenuto nell'inverno del 1454- 1455 grazie a un armatore veneto, a cui avrebbe fatto seguito il deposito nel monastero di Santa Croce della Giudecca, e poi nel XIX secolo nella chiesa di San Zaccaria. La scrivente, presenta il contributo Cristina da Pizzano: un'originale concezione dello Stato, nel quale s'introducono i principali temi politici dell'opera letteraria di Christine de Pizan, letterata veneziana francesizzata vissuta tra il 1300 ed il 1400 presso la corte di Francia e autrice di numerose opere letterarie, pedagogiche e politiche, tra cui, fra i numerosissimi altri, gli importanti testi e trattati Livre de la Cité des Dames, Livre des fais d'armes et de chevallerie e Livre de paix. Ravenna è protagonista del contributo di Elena Gritti, dedicato all'interpretazione di alcuni passi del "Liber pontificalis ecclesiae Ravennatis", di Andrea Agnello (IX secolo), ritenuto da molti studiosi il proto-storico della realtà cittadina. L'autrice fornisce una lettura comparata tra fonte letteraria e scoperte archeologiche. Emerge il profilo monumentale-urbanistico, di una città che è stata un centro vitale di scambi sociali, culturali ed economici nell'età tardo antica. Il caso di studio specifico riguarda quattro realtà architettoniche: la cinta muraria, il palazzo di Teoderico, la basilica di S. Severo e quella Petriana. Attraverso la lettura di Agnello, l'immagine che si presenta nel IX secolo, e che il saggio auspica di alimentare, è quella di una città in fermento, laddove Classe, il porto di Ravenna, rappresentava uno dei poli più vitali dell'Adriatico anche in considerazione del ruolo di "sedes regia".

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