Capolavori in proscenio. Dipinti del Cinque, Sei e Settecento

Capolavori in proscenio. Dipinti del Cinque, Sei e Settecento

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Code: 991531182320605

Publisher: Edit Faenza

Category: Essays, Works, Reviews

Ean13: 9788881521401

Faenza, 2006; bound, pp. 300, 29 b/w ill., 25 col. plates, cm 22x30,5.

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Un filo sottile tiene uniti gli artisti cui sono dedicati i saggi raccolti nel volume di cui questa avant-propos annuncia la prossima pubblicazione. Pittori di fama internazionale operanti nel corso di tre secoli, dal Cinque al Settecento, ormai affermati nella Storia dell'Arte - come Giovan Battista Moroni, Orazio Gentileschi, Bartolomeo Manfredi, Guido Reni, Giovan Francesco Barbieri, Bernardo Cavallino, Luca Giordano, Giovan Battista Tiepolo, Antonio Marini e altri - sono al centro dell'attenzione compendiata in interventi tesi a indagare e approfondire, attraverso la presentazione e l'esame di alcuni capolavori, l'arte delle singole personalità. Un percorso aderente alle materiali presenze veicolate dalla specificità dei mezzi espressivi dominati da ciascun artista, vissute come epicentro ogni volta diverso e indispensabile ad alimentare quel volo capace di guidare l'osservatore nei sorprendenti territori dell'Arte: panorami e scorci che così si dischiudono muovendo dal desiderio di sperdersi nel rimirare quelle rarefatte ombre comprese di energie multicolori profuse di bellezza. I singoli articoli, pagina dopo pagina, si susseguono in un intreccio di analisi volte a puntualizzare aspetti e problematiche vicini alle opere e agli artisti, ora per ribadirne i livelli e soppesarne i confini, ora per evidenziare incongruenze e aporie di certe prassi e letture, ora per presentare inediti di rara bellezza, in un contesto ogni volta propositivo, ove i dipinti, le 'Opere', le vere e vitali presenze attorno cui ruota l'universo Arte', sono al centro di ogni commento, di ogni ipotesi, e partecipano alle pièces non in qualità di comprimari ma di attori di prima grandezza, di protagonisti sempre capaci di ritagliarsi uno spazio in proscenio. Quel fil rouge in apparenza invisibile, che annoda nella diversità un saggio all'altro, si rivela in tal modo gradualmente, ponendo l'accento su quella forza inesauribile attesa al significante linguistico dell'opera d'arte, inteso come punto di partenza di ogni analisi volta a cogliere - senza disperderne senso e significato - le potenzialità trasfiguranti del fare artistico, per assaporarne i valori più 'durevoli e alti'. A un paio di Ritratti virili d'intenso magnetismo - realizzati da Giovan Battista Moroni sulla scorta di un sapiente lavoro di scavo nelle pieghe oscure e sottili della mente dei suoi personaggi - è affidato il compito di dare avvio alla sequenza dei saggi raccolti nel volume. Segue un articolo dedicato a Orazio Gentileschi del quale viene presentato un dipinto di straordinaria importanza: un'opera storicamente documentata, di cui si erano perse le tracce, che qui ritrova finalmente la luce in un contesto critico aperto a una riflessione più ampia, attesa all'esame di alcuni aspetti e problemi riguardanti l'arte del grande Pisano. Bartolomeo Manfredi è rivisitato attraverso la presentazione di un Ratto di Proserpina capace di ricondurci in un dimensione inconsueta, ove la magia della favola mitologica s'intreccia all'intensità espressiva di matrice caravaggesca dando luogo a un esito di non comune interesse e bellezza. Un Cristo in preghiera nell'orto, realizzato con capillare attenzione al disegno dal pennello di Guido Reni, pone al centro del dialogo col lettore un'opera di squisita eleganza che si adatta puntualmente all'antica descrizione inventariale di un dipinto presente nel corso del Seicento nella collezione del cardinale Giulio Mazzarino. Di seguito, un articolo dedicato a Giovan Francesco Barbieri, il Guercino, e alle modalità d'approccio riservate alla sua arte nell'ottica di una rivisitazione metodologica, anche del Libro dei conti, attesa a coglierne più compiutamente peculiarità e bellezza. Mutuando dal mondo delle immagini concrete e delicate di Bernardo Cavallino, sorprese a passo di danza in un'aura di garbata eleganza, entriamo in punta di piedi in quel prezioso scrigno rappresentato dalla pittura napoletana, sorgente di meraviglie accumulatesi nel corso di più secoli. Due capolavori di Luca Giordano, successivi all'acquisita esperienza fiorentina dell'artista, esemplificano, come meglio non si potrebbe, i livelli da lui raggiunti allo scadere del Seicento, riconfermandone il ruolo inequivocabile di trainer nel passaggio tra Barocco e Rococò. A tre opere di Giovan Battista Tiepolo spetta il compito di ripercorrere per tappe gli svolgimenti della luminosa carriera del Veneziano, fecalizzando l'attenzione sulla sua prima e piena maturità espressiva nonché su quella più avanzata e nota. Tra le spinte, i suggerimenti, gli influssi, le mille variabili che hanno finito per incidere gradualmente sui codici linguistici formalizzatisi all'alba del Settecento - prima agendo 'sotto pelle', a partire dallo scadere del Sei, e poi sempre più scopertamente, nel corso dei primi due, tre decenni del secolo a seguire - può annoverarsi anche l'esperienza pittorica di Antonio Marini, fuor di dubbio inusitata e assai significativa. A lui, gli autori della monografìa del 1991 dedicano un intervento atteso a una riflessione effettuata a distanza di anni su aspetti specifici e generali della sua arte. Oltre agli artisti direttamente coinvolti, anche altri partecipano a tessere trama e ordito del volume da posizioni più defilate: i loro nomi e le loro opere tuttavia, assieme a quelli e a quelle dei protagonisti centrati dal cono di luce, contribuiscono a rendere più ampio, variegato e scenografico l'arazzo d'insieme, apportandovi note di colore indispensabili a favorire, sul registro della diversità e per contrasto, la migliore comprensione dei valori figurativi e dell'arte tout court.

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