Cose Viste

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Codice: 129272878827600

Editore: Fratelli Alinari Fondazione

Categoria: Cataloghi e monografie

Ean13: 9788895849232

Firenze, Mnaf. Museo Nazionale Alinari della Fotografia, 28 giugno - 30 luglio 2013. Fotografie di Maria Orioli. Firenze, 2014; br., pp. 80, ill., 40 tavv. b/n, cm 22x24.

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4 prodotti disponibili

  • Autori: Orioli Maria
  • Soggetti: Collezioni, Fotografia, Oreficeria (Argento, Gemme, Gioielli, Oro)
  • Anno: 2014
  • Dimensioni: 22x24 cm
  • Spessore: 7 cm

Il titolo della libro, prende spunto dalle "Choses vues" di Victor Hugo. Il catalogo, così come il volume del celebre scrittore francese, raccoglie infatti una grande varietà di materiale, frutto del lavoro di tanti anni di attività. Maria Orioli inizia a fotografare negli anni Sessanta, quando espone per la prima volta, nel 1963, in una rassegna personale nella pionieristica galleria fotografica della Biblioteca Comunale di Milano. In seguito le occasioni espositive si moltiplicano in numerose sedi in Italia e la Orioli continua con impegno la propria ricerca fotografica. Da Venezia alla Cina, al Marocco, all'Irlanda, alla periferia di Roma, ai borghi della Tuscia e alla Francia e ancora la Russia e l'America, Maria Orioli, secondo le parole di Italo Zannier, "guarda da lontano e compone severe geometrie di elementi, che illustrano un pensiero, un'idea di silenzio, piuttosto che un luogo specifico. E' una viaggiatrice - diarista di sé stessa, senza dubbi alla ricerca dell'anima della realtà piuttosto che una sia pur suggestiva cartolina". Il suo obiettivo si posa su paesaggi, dettagli di monumenti, angoli urbani deserti o percorsi da personaggi i cui gesti e movimenti sono colti al tempo stesso con realismo e in una dimensione sospesa nello spazio e nel tempo. L'energica e sensibile "dilettante" Maria Orioli ha lasciato una fresca immagine della sua cultura, di una vita intensa, attivata da uno sguardo curioso e sensibile, che è un autentico patrimonio d'intelligenza visiva. Le sue fotografie vanno lette direttamente, senza didascalie descrittive, soprattutto nella loro identità strutturale dove si evidenziano spesso stilemi audaci, "trasgressivi" appunto, che raccontano e rivelano liricamente paesaggi sconosciuti e inventati con il chiaroscuro della fotografia, in questo caso, non più ancella ma gemella di ogni altro linguaggio figurativo.

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