Arte e architettura

Moi! Autoritratti del XX secolo

Moi! Autoritratti del XX secolo

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Codice: 49941143671496

Editore: Skira

Categoria: Cataloghi e monografie

Ean13: 9788884918550

Firenze, Palazzo Strozzi, 18 settembre - 9 gennaio 2005. Milano, 2004; ril., pp. 286, 120 ill. col. num. n.t., cm 24x28. (Arte Moderna. Cataloghi).

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  • Soggetti: Collezioni, Oreficeria (Argento, Gemme, Gioielli, Oro), Pittura, Saggi (Arte o Architettura)
  • Anno: 2004
  • Dimensioni: 24x28 cm
  • Spessore: 19 cm
  • Peso: 2 Kg

Informazioni dell'editore: La mostra, che si inaugura il 17 settembre 2004 alla Galleria degli Uffizi, offre al visitatore una panoramica molto vasta ed elastica della produzione di artisti, che - a raggio internazionale e nel corso del XX secolo - hanno segnato le più varie espressività artistiche, lasciando traccia, nello studio di sé, dunque attraverso la propria immagine autoritratta, delle problematiche che legano la storia con la sociologia, le indagini psicanalitiche con le inquietudini e gli interrogativi che hanno attraversato il secolo. Pascal Bonafoux, ideatore e curatore della mostra, fin dalla prima sede espositiva a Parigi, al Museo del Luxembourg, la scorsa primavera, ha concepito un percorso senza rigidità classificatorie, selezionando "con umiltà" - per sua affermazione - il diverso porsi in effigie dell'artista. Un percorso di studio e ricco di interrogativi: autoritratti osservati dall'esterno e indagati nella loro genesi: in contrapposto o a confronto, per rilevarne la somiglianzao meno, l'apposizione della maschera e il variare dell'espressione, il segno della storia, oppure l'uso della metamorfosi. Anche su una semplice firma, ovunque, lo sguardo dell'artista, che si serve del corpo, ma dove scivolare verso la vanità è facile, come lo specchio e la fotografia permettono di vedere. Per dare nome solo a qualcuno dei ritratti d'artista o al concetto di sé, e mescolando per disinvoltura di citazione, sono in mostra opere di: Magritte, Duchamp, Fontana, De Chirico, Arman, Brancusi, Beuys e Vasarely, ma anche di Morandi, Chagall, Warhol, Schiele, e di Suzanne Valadon o Kathe Kollwitz, per citare le sempre minoritarie presenze femminili. Ora la mostra, che tanto consenso ha raccolto a Parigi, è stata trasferita a Firenze, grazie all'ospitalità offerta dalla Soprintendenza Speciale per Polo Museale fiorentino, che, insieme a Firenze Mostre e Firenze Musei, ripropone con qualche variante il corpus di opere selezionato per la sede francese. L'autoritratto è di casa a Firenze, la città dove, per felice intuizione, la collezione dei ritratti d'artista ha avuto origine, componendosi in oltre tre secoli in un complesso di opere unico, per quantità e qualità. Il pensiero va al cardinal Leopoldo de' Medici, che per primo amò collezionare questo tipo di ritratto, ma anche a come si è evoluta la collezione, aperta e viva ad oggi con i suoi più di 1320 autoritratti, che documentano il mondo dell'arte contemporanea, in Italia e all'estero. Il prestigio, il ricordo, il riconoscimento, la vanità, ieri come oggi. Ma se ieri, ricorda Pascal Bonafoux, il comune denominatore della collezione era l'"olio su tela", oggi sono le tecniche, tante, ingegnose, provocatorie, documento della sperimentazione moderna, che segnano di eterogeneità l'autoritratto. Su questo ha lavorato il curatore della mostra, che per l'edizione fiorentina conserva nel titolo un esplicito aggancio all'ideazione francese: Moi!, il pronome interprete-simbolo dell'internazionalità nell'iconografia autoriflessa; così per la copertina del catalogo (SKIRA), dove la triplice immagine dell'americano Norman Rockwell, sottilmente gioca sull'apparizione o scomparsa degli occhiali e rimanda al ben noto triplice autoritratto di Johannes Gumpp degli Uffizi. L'esposizionesi svolge nei locali (dodici sale) del complesso vasariano, prima che gli stessi vengano definitivamente restaurati per il progetto di ampliamento e riorganizzazione del museo. L'allestimento, come un duplice nastro, quasi un doppio "filo di Arianna", conduce il visitatore e l'artista stesso, che si mostra e nel contempo osserva. Un gioco delle parti che infinito muove al confronto. Sovrasta il significato della mostra la grande sagoma di Keith Haring, una enorme silhouette che tinge di verdesperanza un mondo ironico e ricondotto all'essenziale. Tra i prestatori, numerosi i musei stranieri e le collezioni private, oltre naturalmente a molte presenze della collezione degli Uffizi.

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