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Once upon a Time... The Western. A New Frontier in Art and Film

3318221

Five Continents Editions

9788874397655

Edited by Smith T. B. and Desmarais M. English Text. Milano, 2017; clothbound, pp. 304, col. ill., cm 24x30.

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Il western è la quintessenza dell'epica americana, la mitica storia della costruzione di una nazione e i trionfi e i fallimenti, le fantasie e persino le ipocrisie che quel processo ha generato. Once Upon a Time . . . The Western: A New Frontier in Art and Film esplora il genere e i suoi miti in un'ottica pittorica, fotografica, narrativa e cinematografica da metà Ottocento ai giorni nostri. Il libro non ripercorre solo la storia del film western, ma anche tutta la storia della visualizzazione, della trasmissione e della trasformazione di un mito americano declinato nelle diverse discipline dell'espressione artistica. Magnificamente illustrato e pubblicato per accompagnare una grande mostra, il volume ritraccia il percorso del genere western dagli albori della pittura di quel paesaggio ottocentesco, passando per i classici di John Ford e gli Spaghetti western di Sergio Leone, sino alle più recenti produzioni degli studios. Il libro presenta più di quindici saggi di grandi esperti d'arte, film e cultura popolare e illustra opere significative di artisti quali Albert Bierstad, Frederic Remington, Andy Warhol, Kent Monkman e Christian Marclay, per citarne alcuni. Anche se le origini del genere western possono essere ricondotte all'era coloniale, il western è diventato una fonte d'intrattenimento popolare soltanto da metà Ottocento. Once Upon a Time . . . The Western parte dallo sviluppo della pittura paesaggistica in grande scala del Far West, dalla produzione di massa delle dime novel (i romanzetti da quattro soldi) e delle riviste illustrate, e poi, dallo spettacolo itinerante Wild West di Buffalo Bill che ha trasformato il Far West in western: il motore di una mitologia tutta americana. Ripercorrendo l'evoluzione del genere dai primi film western attraverso i classici di John Ford, al dramma del "Super Western" del dopoguerra, e oltre, la mostra si propone di illustrare il dialogo fra cinema e arte, fra realtà e finzione. Negli anni Sessanta, il western ha subito una trasformazione radicale grazie all'opera del regista Sergio Leone e il titolo della mostra si ispira proprio al suo famoso film C'era una volta il West (1968). Sergio Leone rese omaggio al western di Hollywood e al tempo stesso lo decostruì. Da allora, il western è diventato oggetto di ricerca e a volte d'ironia da parte degli artisti contemporanei e dei registi. Pur non essendo più fonte di orgoglio nell'immaginario collettivo, il western continua ancora oggi a influenzare la nostra cultura in svariati modi. Nei mass-media gli uomini politici vengono spesso definiti "cow boys" e Internet è diventata la nuova frontiera. Registi contemporanei come Quentin Tarantino (Django, 2012), Ang Lee (Brokeback Mountain, 2007) e i fratelli Joel ed Ethan Coen (Il Grinta, 2010 e Non è un paese per vecchi, 2007) stanno cercando nuovi modi per parlare di concetti radicati nel tempo, come il concetto di razza, genere e sessualità e gli artisti nativi americani stanno elaborando risposte incisive ai ruoli stereotipati in cui vengono spesso relegati. I temi trattati in questo libro sono di grande attualità in America, dove si discute molto di violenza armata, di ruoli di genere "tradizionali" e di rapporti razziali.